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03-04-2007 : Le proposte da single... nell'uovo di Pasqua

Dai giochi psicologici per l’affinità di coppia alle lezioni di ballo, dalla cartomanzia alla scuola di seduzione con preziosi consigli in termini di abbigliamento e make-up per le donne e suggerimenti legati all’aspetto fisico per gli uomini. E per i più goliardici atmosfere da Decamerone in ville d'epoca toscane. A Pasqua anche i single vanno in vacanza. Anzi, soprattutto i single.
Si è infatti ormai consolidata anche in Italia la formula "speed break" di origine inglese, ovvero la vacanza dedicata solo ai single. Si parte in piccoli gruppi di massimo 30 persone, suddivise a metà tra uomini e donne e per fascia d'età. Obiettivo: divertirsi e tornare a casa, possibilmente in due. Le offerte sono le più varie.
Si va dalla vacanza "decameroniana" in una villa d'epoca nei dintorni di Firenze per scoprire atmosfere medievali e vivere qualche giorno lontano dal mondo sospesi nel tempo, ai week end per i single amici di Agatha Christie, finesettimana a tema con tanto di delitto in un meraviglioso Agriturismo Toscano, dove il gioco ha inizio il venerdì pomeriggio con un aperitivo, durante il quale vengono spiegate le regole e... avviene il primo omicidio! Da quel momento si entra a far parte di un altro mondo: indizi veri e falsi, travestimenti, interrogatori, sospetti, segreti, insospettabili colpevoli.. Fino al gran finale dove ogni squadra espone le sue brillanti deduzioni come dei provetti Sherlock Holmes o nuovi Poirot. La soluzione giusta è una sola e verrà perciò premiata la squadra che più si avvicina alla verità, e che ha saputo esporla nella maniera più divertente. Non è detto che si trovi anche l'anima gemella ma certo si rimedia un po' di adrenalina. E poi crociere, vacanze sub, e le classiche mete come Barcellona, Grecia, Turchia. Ce n'è davvero per tutti e per tutte le tasche.
Quello della spesa per andare in vacanza è sicuramente il tema più sentito dai single, che molto spesso per viaggiare spendono molto di più delle coppie, dovendo prenotare camere singole che non di rado costano quanto una matrimoniale con un raddoppio della spesa alberghiera, soprattutto in periodi come quello pasquale, di alta stagione.
In Italia le famiglie "mononucleari", come le chiama l'Istat, sono oltre 4 milioni e 900 mila; ovvero il 22,8 per cento delle famiglie italiane (erano il 21,1 per cento nel '93). Per la maggior parte sono professionisti che hanno rinunciato (per il momento) alla famiglia, preferendo la carriera. Sono in crescita i giovani senza un partner, per scelta o necessità. Nei dati dell'Istat sono comunque conteggiati anche gli anziani che vivono da soli, per cui l'età media è molto alta, oltre i 60 anni.
Ma per i single che non hanno ancora deciso nulla delle proprie vacanze pasquali ed estive un avvertimento è d'obbligo: si preparino a salpare. Pare infatti che la maggior parte delle proposte per cuori solitari riguardi settimane e weekend di crociera in barca a vela, meglio se in flottiglia (più gente, più possibilità di conoscere persone nuove).
Barca galeotta insomma, grazie anche alla magica atmosfera d'alto mare, alle nottate passate a guardare le stelle o a suonare la chitarra, e grazie anche agli spazi ristretti, che favoriscono il "rimorchio. Insomma, come direbbe un buon lupo di mare, buon vento... ai single!

08-03-2007 : L'affinità di coppia si legge... nell'iPod

Fammi ascoltare il tuo iPod e ti dirò se sei la persona giusta per me. Altro che amore a prima vista, per capire se lui o lei sono davvero quelli giusti per dare inizio ad una relazione, chiedete loro che musica ascoltano. Una ricerca condotta all'Università del Texas, in Arizona, e pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology, ha portato alla luce che la musica che ascoltiamo dice molto di più di noi di quanto si pensi. Alcuni studiosi del Dipartimento di psicologia dell’Università di Leicester hanno inoltre stabilito l’esistenza di correlazioni fra preferenze musicali e stili di vita.
La musica in macchina al primo appuntamento, l'elenco dell'iPod, i cd di una libreria, sono i dischi a dire le cose più importanti di noi.
Gli amanti del del jazz del blues e della musica folk, ad esempio sono tipi con un'intelligenza sopra la media, creativi e tolleranti, politicamente liberali. Se ami l'hip-hop e la dance music, sei ottimista, espansivo e ragionevole anche con chi ha ideali un po' conservatori. Ascoltare musica rock è sinonimo di curiosità, amore per le avventure e predisposizione all'attività fisica.
Mentre chi ascolta il rap o l'heavy metal, sebbene faccia pensare a temperamenti aggressivi e violenti, è tendenzialmente timido e introverso. Gli amanti della musica classica e dell'opera lirica hanno una personalità drammatica e sono propensi a soffrire per amore.
Socievoli e generosi con una mente aperta e semplice sono invece i fanatici della musica pop, impulsivi e chiacchieroni i seguagi del soul.
Per approfondire la relazione tra preferenze musicali e tratti della personalità, i ricercatori americani hanno condotto 6 studi su 3500 studenti universitari, esaminando le loro credenze sulla musica, le preferenze al riguardo, la percezione di sé e le abilità cognitive. I risultati hanno suggerito che personalità, consapevolezza di sé e abilità di pensiero giocano ognuna un ruolo importante nella formazione e nel mantenimento dei gusti musicali. "Per stabilire le tipologie di persone con cui interagiamo, le preferenze musicali possono essere considerate utili quanto l'età e lo status socio-economico", hanno concluso gli studiosi.
Ma non è tutto. La ricerca di Leicester ha evidenziato come ci siano pochissimi studi che correlano età, sesso, stato socio-economico e personalità al tipo di musica ascoltata, e quelli che esistono riguardano quasi esclusivamente gli Stati Uniti. Soprattutto, ci sono troppi stereotipi sul tipo di persone che ascolta certi tipi di musica.
Ecco perchè i ricercatori inglesi hanno voluto sittoporre a 10.000 persone in tutto il mondo un questionario on line che assieme alla scelta fra 50 stili musicali richiede un ampia messe di notizie sugli stili di vita, credenze religiose, opinioni politiche, capacità economica, educazione, lavoro, salute, media preferiti, attività di tempo libero ecc.
Dai primi risultati emergerebbe, per esempio, che i fan dell’hip-hop e della dance music abbiano avuto più di un partner sessuale negli ultimi cinque anni con una frequenza rispettivamente del 37,5 e del 28,7 per cento, contro l’1,5 per cento dei cultori di musica country.
Essi inoltre sarebbero in media meno religiosi, poco propensi al riciclaggio, allo sviluppo delle energie alternative, e a tollerare aumenti di tasse pur di preservare i servizi sociali e il servizio sanitario pubblico.
Sarebbero peraltro meno restii a infrangere la legge: ha ammesso di averlo fatto il 56,9% e il 53,1% dei membri dei primi due gruppi contro, per esempio, il 17,9% di quanti prediligono i musical.
In compenso, un quarto di quanti amano la musica classica ha fumato mariuana e il 12,3 per cento dei patiti dell’opera lirica ha assunto funghi allucinogeni. Diversi gusti musicali e diverse preferenze anche in fatto di media e informazione: i tabloid sono letti prevalentemente da chi ascolta musica pop, disco o anni ’70, mentre i quotidiani sono i preferiti dei fan di musica classica e rock.

08-02-2007 : Viaggio animato tra i cartoni cult

A Proust bastava una madeleine per viaggiare a ritroso nel tempo ed essere inghiottito dai ricordi. Succede a molti di essere catapultati altrove nello spazio e nel tempo grazie a un odore, un sapore, una foto e, molto spesso, grazie a un cartone animato.
Come testimonia la rimessa in onda dei Puffi, ci sono capisaldi dell'animazione insostituibili, capaci di piacere ai piccoli di ieri e di oggi. E dato che tutti noi siamo stati bambini una volta, ma pochi se lo ricordano ("Toutes les grandes personnes ont d'abord été des enfants, mais peu d'entre elles s'en souviennent", scriveva Antoine de Saint-Exupery), ecco dei piccoli confetti di spensieratezza: un revival dei cartoni animati che hanno fatto epoca e che, grazie al tocco della famosa bacchetta magica, ci riporteranno indietro. Diamo il via, dunque, alle nostre madeleines.
Partiamo proprio coi piccoli ometti blu alti due mele o poco più. Nati in Francia nel 1958, vivono in un villaggio nascosto ("Nella foresta c'è un così bel villaggio nessuno sa dov'è, devi scoprirlo da te") e cercano perennemente di sfuggire al terribile Gargamella, con tanto di gatta odiosa al seguito (Birba). Sono una piccola comunità guidata dal saggio Grande Puffo, in cui ogni personaggio è stereotipato: il bello (Puffo Forzuto), il saputello (Puffo Quattrocchi), la bella (Puffetta), il cuoco (Puffo Golosone), il lagnoso (Puffo Brontolone), il genio (Puffo Inventore), l'effemminato (Puffo Vanitoso), il buontempone (Puffo Burlone) e lo sbadato (Puffo Tontolone). Mangiano le puff-bacche e amano puffare, il cui significato è a oggi un mistero per i linguisti. "Puffare", infatti, può sostituire tutti verbi del mondo. Roba che De Saussure si rivolta ancora nella tomba. Secondo molti sarebbero un'allegoria del comunismo (Grande Puffo, vestito di rosso, sarebbe Stalin e Quattrocchi, Trotsky)
Prima ancora di diventare Baggio o Maldini, ogni bambino italiano ha sognato di diventare come Oliver Hutton o Benjamin Price. E tutte le bambine, in tempi non sospetti e al di là di ogni ambizione velinistica, si sono innamorate perdutamente di Julian Ross o Mark Lenders. Le partite duravano mediamento trecentododici puntate, ma la cosa più sconcertante è che col senno di poi qualche ex bambino amante della trigonometria, che proprio non capiva perché il suo campetto dell'oratorio (circa 50 metri) fosse tanto diverso da quello della New Team, ha scoperto che i piccoli giapponesi giocavano su un campo di 18 km.
La storia la conoscono tutti: la crescita calcistica di due personaggi centrali e molti comprimari, con un susseguirsi di figure folkloristiche. Dal talent scout brasiliano (Roberto Sedinho), all'allenatore alcolista (Jeff Turner), fino ai gemelli con dentoni, capelli psichedelici e capaci di fare acrobazie da circo prima di fare un gol (i gemelli Derrik e la loro catapulta infernale). Fior di generazioni di "pulcini" si sono dannati affinché i loro tiri assumessero quel movimento a spirale in grado di stordire il portiere (e trascinarlo dentro la porta). Forse il non riuscire a essere bravi come Holly, ha scoraggiato quelli che oggi avrebbero potuto essere campioni.
La Piccinini ha fatto outing: "Non potevo perdere una puntata di Mila e Shiro". Mila dai capelli color carota è la cugina (ma solo nella versione italiana) di Mimì Ayuara, la pallavolista protagonista di un'altra pietra miliare dell'animazione e vittima suo malgrado di un allenatore ubriaco e sadico che le fa seguire una disciplina degna di un gulag. Ha un fratellastro piattola e appiccicoso, Danny, tante amiche-nemiche (Kaori Takigawa, Nami Ayase) e è innamorata di un'altro astro nascente del volley, Shiro. Piccolo dettaglio: la più grande pallavolista giapponese, ora cronista sportiva, è sua madre. Ma lei non lo sa...
Arsenico Lupin è il prototipo della "adorabile canaglia": è un delinquente, ma risulta simpatico, uccide, ma non ci si fa caso, è un donnaiolo incallito, ma fa tenerezza. Per fortuna c'è Fujiko (che, nella serie italiana con più successo, assunse di punto in bianco il nome di Margot): l'unica in grado di mettergli i piedi in testa. Nei misfatti si fa aiutare da Jigen, il pistolero nicotinomane, e Goemon, samurai dal sangue freddo. Il suo contraltare è Zenigata, l'ispettore che dà vita a esilaranti gag nel tentativo di catturarlo.
Se le api fanno paura, ce n'è una che non solo piace, ma la cui visione induce a cantare, a costo di sembrare vittime di un precoce rimbambimento senile: "Vola, vola, vola, volaa l'Ape Maia, gialla nera nera, gialla e tanto gaiaa". L'ape in questione è una giovane ribelle che di punto in bianco decide di mollare l'alveare per conoscere il mondo. Ad accompagnarla c'è l'amichetto Willy, un po' stolto. Dopo un lungo peregrinare si accorge che il mondo fuori dall'alveare non è poi "sto granché" e torna a casa. Qualcosa di molto equiparabile, insomma, all'inter-rail post maturità con l'amico tardo, che fa capire quanto il mondo sia bello ma si stia decisamente meglio a casa.
Sempre sulla scia della zoofilia, come dimenticare Hello Spank? Un cagnolino di razza ignota, bipede, parlante e morbosamente attaccato alla padroncina Aika, praticamente orfana (il tòpos che torna spesso nei manga giapponesi), che vive con uno zio strambo e una governante che almeno una volta a episodio ha attacchi cardiaci plateali perché non sopporta la vista del cane. Spank (e qui sfioriamo l'intrigo alla Beautiful) ama la gatta di Serina, spocchiosa nemica giurata di Aika, nonché rivale in amore. Ma anche Spank deve gareggiare per fare breccia nel cuore di Micia: Torakiki, un gattaccio con cerotti e accento tedesco, è sempre in agguato.
E' grazie a Pollon che molti giovani che non hanno frequentato il liceo classico, masticano un po' di mitologia greca. Perché la figlia di Apollo, ha una nonna che si chiama Era e un nonno di nome Zeus. Ha per amichetto del cuore un certo Eros e, soprattutto, vive sulla cima dell'Olimpo. La "nanerottola" sogna di diventare una vera dea e, per farlo, deve riempire il salvadanaio regalatole dal bisavolo. Ogni buona azione vale una monetina. Così la nostra eroina mette sempre lo zampino in tutto ciò che la circonda: convince Cassandra a diventare una profetessa, ripulisce la Terra dai mali sprigionati dal vaso della curiosa Pandora e obbliga il padre fannullone ad alzarsi tutte le mattine per portare in alto il carro del sole.
Un altro grazie, orde di giovani lo devono a Lady Oscar: una damigella battezzata con un nome maschile ed educata come fosse un uomo, che ha introdotto tutti a quel marasma storico della Rivoluzione Francese. Mademoiselle Oscar diventa la bodyguard di Maria Antonietta, l'aiuta a nascondere a Luigi XVI la tresca col Conte di Fersen (che lei stessa ama) e, in punto di morte, si concede all'amico di una vita, André. Il suo personaggio è degno della tradizione letteraria francese che dal seicento in poi elegge a motivo principe l'androginia e l'ermafroditismo (si vedano "Les aventures de l'Abbé de Choisy habillé en femme", 1737, di François Timoléon de Choisy, o Sarrasine, 1830, di Honoré de Balzac)
Parlando di giovincelle belle, bionde, rubacuori e sfortunate, non si può fare a meno di citare Georgie e Candy Candy.
La prima vive in Australia, è stata adottata e ha due fratellastri bellissimi di cui tutte le bambine sono state innamorate. Abel e Arthur finiscono con l'innamorarsi della sorella putativa che, una volta scoperti i loro sentimenti (e pazza di un terzo uomo, Lowell) fugge in Inghilterra. Qui, adeguatasi al libertinismo anglosassone, si concede a entrambi i "fratelli", resta incinta di Abel, che muore e, tornata in Australia, si mette con Arthur. Insomma un vero elogio dell'incesto (anche se involontario).
La collega Candy Candy, fisicamente identica se non per il vezzo di portare due mega code laterali a forma di nuvoletta, è un'altra piantagrane. E' orfana e tutti gli uomini che punta e che la puntano muoiono in maniera drammatica, eccezion fatta per Albert, il capostipite della famiglia Andrews (che l'aveva adottata). Come la compare australiana è mielosa e naif, ma sotto sotto concede le sua grazie a destra e manca. Tanto di cappello, però, per una delle sue innumerevoli conquiste (di cui la morte non è pervenuta): Terence Granchester, il Johnny Depp della situazione che, tanto per cambiare, perde la testa per lei. Crescendo un dubbio incalza: non è che la malandrina orfanella oltre a "un sorriso che non si spegne mai... a tutti porterai" avesse ben altre doti nascoste di cui beneficiare tutti sti ometti?!?
Altri drammi, fratellini melensi e storie strappalacrime, caratterizzano Là sui monti con Annette. Annette è una sorta di Heidi. Anche lei svizzera (ma bionda), anche lei circondata da bovini, suini, caprini e caproni: nella fattispecie l'amico fidato Lucien, che per fare il mattacchione getta in un burrone il giochino preferito di Dany, il fratellino flemmatico e furbo come una faina che, di tutta risposta, si getta nel dirupo e resta paralizzato. E, da copione, miracolosamente tutto si sistema.
Chiudiamo in bellezza con Kiss Me Licia: un cartone animato di tale successo da dare vita a un sequel seguitissimo (il telefilm interpretato da Cristina D'Avena). Licia è orfana di madre (!), ha un padre burbero di nome Marrabbio, che non sopporta il rockettaro biondo dal ciuffo rosso di cui la sua piccola si innamora, Mirko. La love story le regala un cognatino-palla al piede (Andrea) e un gatto obeso e scroccone (Giuliano). Ma alla fine il gruppo del fidanzato, i mitici Beehive, sfonda negli Usa e Licia diventa ricca, mantenuta, ma le toccherà sorbirsi a vita il bimbo petulante.

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